martedì 18 ottobre 2016
lunedì 3 ottobre 2016
Norma Cossetto... Terra rossa d'Istria, terre mai dimenticate.
NORMA COSSETTO…Martire e simbolo dell’immane strage delle foibe.
Medaglia d' oro al merito
civile alla memoria
«Giovane studentessa
istriana, catturata e imprigionata dai partigiani slavi, veniva lungamente
seviziata e violentata dai suoi carcerieri e poi barbaramente gettata in una
foiba. Luminosa testimonianza di coraggio e di amor patrio.»
-Villa Surani (Istria) –
5 Ottobre 1943-
Norma Cossetto (Santa
Domenica di Visinada, 17 Maggio 1920 - Antignana o foiba di Villa Surani, 4 o 5
ottobre 1943 ) è stata una studentessa italiana, istriana di un paese vicino Visignano, vittima dei partigiani titini dell' esercito
popolare di liberazioni della Iugoslavia.
Norma viveva a San
Domenico di Visinada e si stava laureando in lettere e filosofia all'università
di Padova.
Norma Cossetto apparteneva
a una nota famiglia di possidenti fascisti: il padre Giuseppe Cossetto era un
dirigente locale del Partito Nazionale Fascista ricoprendo a lungo l'incarico
di segretario politico del Fascio locale e di commissario governativo delle
Casse Rurali. Inoltre fu anche podestà di Visinada.
Nel 1943 era ufficiale della Milizia
Volontaria per la Sicurezza Nazionale e in seguito ai fatti dell'8 settembre fu
trasferito presso il Comando della Milizia di Trieste. Pochi giorni dopo la morte di Norma fu ucciso
e anch'esso infoibato.
Nel 1939, diplomatasi
presso il Regio Liceo Vittorio Emanuele III di Gorizia, Norma Cossetto si
iscrisse all' Università di Padova e aderì ai Gruppi Universitari Fascisti
della più vicina Pola. A partire dal 1941 alternò lo studio a supplenze scolastiche
a Pisino e a Parenzo.
Nell'estate 1943 stava
preparando la tesi di laurea intitolata Istria Rossa (riferita alla terra ricca
di bauxite dell' Istria) e aveva come
insegnante di geografia che ne seguiva la tesi il prof. Arrigo Lorenzi, Norma
spesso girava in bicicletta per i paesi dell'Istria visitando municipi e
canoniche alla ricerca di archivi che le consentissero di sviluppare la sua
tesi di laurea.
Dopo l'8 settembre,
secondo la testimonianza della sorella Licia, la famiglia cominciò a ricevere
minacce anche armate. Il 25 settembre 1943, diciassette giorni dopo la
capitolazione dell'Italia e il disfacimento dell'esercito, un gruppo di
partigiani titini, appoggiati dai partigiani comunisti italiani approfittando
dello sbandamento generale, irruppe in casa Cossetto, razziando ogni cosa:
« Ci hanno portato via
tutto. Si sono presi anche le divise di papà, che in seguito hanno indossato
cucendoci sopra la stella rossa!...Una volta hanno anche sparato in casa. La
mamma era terrorizzata e anche noi ragazze. Tuttavia, Norma era un po' più
ottimista e sperava che tutto questo disordine anche morale si dissolvesse
presto. »
(Dal racconto di Licia
Cossetto, sorella di Norma.)
Il 26 settembre 1943 un
partigiano di nome Giorgio si recò a casa dei Cossetto convocando Norma al
Comando partigiano nell'ex caserma dei Carabinieri di Visignano. Il comando partigiano era composto da
partigiani comunisti sia italiani sia slavi. Qui dopo essere stata interrogata,
le fu poi richiesto di entrare nel movimento partigiano, proposta che Norma rifiutò. A quel punto Norma fu rilasciata.
Il giorno successivo il
27 settembre Norma fu arrestata dai partigiani insieme ad ex caserma della
Guardia di Finanza a Parenzo assieme ad altri parenti, conoscenti ed amici tra
i quali Eugenio Cossetto, Antonio Posar, Antonio Ferrarin, Alda Riosa vedova
Mechis in Sciortino, Maria Valenti, Umberto Zotter ed altri, numerosi abitanti
di San Domenico, Castellier, Ghedda, Villanova e Parenz. I prigionieri furono
tutti confinati nella ex caserma della Guardi di Finanza a Parenzo. Qui fu
raggiunta dalla sorella Lidia che tentò inutilmente di ottenerne il rilascio.
Un paio di giorni dopo i tedeschi occuparono Visinada così i partigiani
sentendosi minacciati, in nottata a bordo di un autocarro, trasferirono tutti i
prigionieri nella scuola di Antignana
trasformata in prigione.
Nella scuola di
Antignana, Norma fu separata dagli altri prigionieri. Tra il primo e il 4
ottobre Norma, legata nuda ad un tavolo, fu sottoposta a sevizie e
stuprata dai suoi carcerieri. Secondo
alcune testimonianze erano 17.
L'episodio della violenza
carnale fu poi riferito da una donna abitante davanti l'ex caserma, che,
attirata da gemiti e lamenti, appena buio osò avvicinarsi alle imposte
socchiuse vedendo Norma legata al tavolo.
« Ancora adesso la notte
ho gli incubi, al ricordo di come l'abbiamo trovata: mani legate dietro alla
schiena, tutto aperto sul seno il golfino di lana tirolese comperatoci da papà
la volta che ci aveva portate sulle Dolomiti, tutti i vestiti tirati sopra
all'addome.... Solo il viso mi sembrava abbastanza sereno. Ho cercato di
guardare se aveva dei colpi di arma da fuoco, ma non aveva niente; sono
convinta che l'abbiano gettata giù ancora viva. Mentre stavo lì, cercando di
ricomporla, una signora si è avvicinata e mi ha detto: "Signorina non le
dico il mio nome, ma io quel pomeriggio, dalla mia casa che era vicina alla
scuola, dalle imposte socchiuse, ho visto sua sorella legata ad un tavolo e
delle belve abusare di lei; alla sera poi ho sentito anche i suoi lamenti:
invocava la mamma e chiedeva acqua, ma non ho potuto fare niente, perché avevo
paura anch'io"» »
(Dal racconto di Licia
Cossetto, sorella di Norma)
La notte tra il 4 e 5
ottobre Norma e gli altri ventisei prigionieri legati col fil di ferro, furono
costretti a spostarsi a piedi fino a Villa Surani. Qui, ancora vivi, furono
gettati nella foiba li vicina. Norma e
le altre donne prima di essere uccise furono nuovamente sottoposte a violenze.
Poco tempo dopo anche la
sorella Lidia fu arrestata e dopo un lungo interrogatorio rilasciata con la
minaccia di venir nuovamente arrestata.
« Anch'io qualche tempo
dopo sono stata arrestata. Mi prelevarono un pomeriggio, gente del posto, e mi
portarono preso la scuola di Castellier, per interrogarmi: volevano sapere dove
fosse mio padre e altre notizie sulla nostra famiglia, inoltre insistevano
perché io aderissi alla loro causa. Al mio rifiuto mi riaccompagnarono a casa,
sempre sotto scorta, e mi dissero che mi avrebbero ripresa al più presto. »
(Dal racconto di Licia
Cossetto, sorella di Norma).
Quando il padre Giuseppe
Cossetto venne a conoscenza dell'arresto della figlia si aggregò ad un reparto
della Milizia di Trieste e rientrò al
paese. Qui cominciò a fare domande sulla sorte della figlia finché, a sua
volta, il 7 ottobre 1943, insieme ad un parente, Mario Bellini, anch'esso della
Milizia, fu ucciso a coltellate a Castellier-Santa Domenica da un partigiano. I due corpi furono pochi
giorni dopo gettati in una foiba. Dopo l'occupazione tedesca dell'Istria, il 10
dicembre 1943 i vigili del fuoco di Pola guidati dal maresciallo Arnaldo
Harzarich, ritrovarono il corpo di Norma nella foiba profonda m. 136: era
caduta supina, nuda, con le braccia legate con il filo di ferro, su un cumulo
di altri cadaveri; aveva ambedue i seni pugnalati, un pezzo di legno conficcato
nella vagina e altre parti del corpo
sfregiate. Arnaldo Harzarich dichiarò la propria «certezza che anche negli
ultimi istanti le ragazze avessero dovuto lottare contro la brutalità dei partigiani».
Emanuele Cossetto, che
identificò la nipote Norma, riconobbe sul suo corpo varie ferite d'arma da
taglio e altrettanto riscontrò sui cadaveri degli altri.
A seguito di denuncia da
parte della sorella Lidia, i soldati tedeschi catturarono sedici dei suoi
assassini e li costrinsero a passare la notte in piedi vegliando la salma di
Norma, prima di essere fucilati all'alba del giorno successivo: tre partigiani
impazzirono. Il cadavere di Norma fu composto nella piccola cappella mortuaria
del cimitero di Santa Domenica.
Norma riposa assieme al
padre nel cimitero di S. Domenica di Visinada, una frazione di Visignano.
Nell' autunno 1944 a Trieste
nacque il Gruppo d' Azione Femminile " Norma Cossetto" dipendente dalla federazione del PFR , unico esempio di corpo paramilitare
femminile della Repubblica Sociale Italiana.
L' Università di
Padova su proposta del rettore, Concetto Marchesi, e del Consiglio della
Facoltà di Lettere e Filosofia, le conferì la laureaad honorem sei anni dopo la
morte.
L'8 febbraio 2005 l'allora Presidente della Repubblica Carlo
Azeglio Ciampi ha insignito Norma
Cossetto della Medaglia d' oro al merito civile.
Il 10 febbraio 2011 l'Università degli Studi di Padova e Il
Comune di Padova, nell'ambito delle celebrazioni per la Giornata del Ricordo in
memoria delle vittime delle Foibe e dell'esodo giuliano-dalmata, ha scoperto
nel Cortile Littorio del Palazzo del Bo' (sede del Rettorato e della Facoltà di
giurisprudenza) una targa commemorativa della morte di Norma Cossetto e della
laurea honoris causa lei attribuita. Il Comune di Narni (Terni) nel luglio 2011 le ha dedicato una via, come il Comune di
Bolzano , intitolando una via a Norma Cossetto il 22 ottobre 2012.
AGGHIACCIANTE RACCONTO
DELLA SORELLA LUCIA:
« Ancora adesso la notte
ho gli incubi, al ricordo di come l’abbiamo trovata: mani legate dietro alla
schiena, tutto aperto sul seno il golfino di lana tirolese comperatoci da papà
la volta che ci aveva portate sulle Dolomiti, tutti i vestiti tirati sopra
all’addome…. Solo il viso mi sembrava abbastanza sereno. Ho cercato di guardare
se aveva dei colpi di arma da fuoco, ma non aveva niente; sono convinta che
l’abbiano gettata giù ancora viva. Mentre stavo lì, cercando di ricomporla, una
signora si è avvicinata e mi ha detto: “Signorina non le dico il mio nome, ma
io quel pomeriggio, dalla mia casa che era vicina alla scuola, dalle imposte
socchiuse, ho visto sua sorella legata ad un tavolo e delle belve abusare di
lei; alla sera poi ho sentito anche i suoi lamenti: invocava la mamma e
chiedeva acqua, ma non ho potuto fare niente, perché avevo paura anch’io”» »
Alla fine del 2016 verrà
presentato alla Mostra del Cinema di Venezia il film “Rosso Istria”, di
Maximiliano Hernando Bruno, la cui sceneggiatura è stata scritta da Antonello
Belluco, parla della vita di Norma Cossetto e della sua tragedia collegata alle
vicende delle terre Istriane- Giuliano- Dalmate nel 1943-1945.
SONNINO IN AZIONE
giovedì 22 settembre 2016
RIFORMA COSTITUZIONALE, SONNINO IN AZIONE DICE NO!
SONNINO IN AZIONE SI
SCHIERA DALLA PARTE DEL “NO” AL REFERENDUM SULLA RIFORMA COSTITUZIONALE.
Nello scenario politico
italiano che sta attraversando un periodo di profonda crisi e credibilità, con
la mancanza di ideali e di una classe dirigente capace e coraggiosa, si
inserisce prepotentemente il dibattito sulla riforma costituzionale elaborata,
studiata e presentata dal governo Renzi, approvata in Parlamento e che verrà
sottoposta alla decisione dei cittadini tramite un referendum, da svolgersi
durante l’autunno che già si preannuncia molto caldo, dove dovremo scegliere se
modificare oppure no più di 40 articoli su 139 della nostra Costituzione…Quindi
di TUTTI; tematica non da poco conto…
La Costituzione italiana
entrata in vigore nel 1948 venne scritta dopo i tristi avvenimenti bellici del
secondo conflitto mondiale che avevano interessato la nostra Nazione,
soprattutto nel clima teso che aveva portato alla guerra civile e che vide gli
stessi italiani contrapposti fra loro; e la perdita di alcune zone del
territorio nazionale annesse ad altri stati in modi discutibili come l’Istria e
la Dalmazia.
Alla luce di questo e con
un clima politico ed internazionale non molto tranquillo, la stesura della
Costituzione italiana avvenne con la collaborazione trasversale di tutte le
forze politiche nel Parlamento dell’epoca che rappresentavano tutto il
territorio italiano nella sua unità nazionale.
Certo a nostro avviso ci
furono anche allora elementi discutibili, gravi mancanze ed esclusioni, ma
furono le nuove regole condivise che il “popolo volle darsi”, quindi da
rispettare, però possiamo tranquillamente affermare che la nostra Costituzione
nella sua struttura e nella sua sintesi non ha nulla a che invidiare con quella
di altre Nazioni.
Passiamo quindi ad oggi,
non vogliamo assolutamente ergerci a costituzionalisti del caso o giuristi di
circostanza, non sarebbe nel nostro stile e nella nostra tradizione, ci
limitiamo solamente a dire la nostra dato che la Costituzione è di TUTTI e TUTTI viviamo giornalmente in base alle
leggi della Costituzione della Repubblica Italiana.
La riforma del Governo
Renzi portata avanti dal ministro delle riforme costituzionali Boschi (con
partecipazioni molto discutibili vedi Verdini); nei 40 articoli modificati
della Costituzione sottoposti al referendum, a nostro avviso c’è molta
confusione e poca chiarezza. L’impressione è che si è voluta a tutti i costi
una riforma per cambiare tutto ma alla fine non cambia niente, anzi peggiora le
cose.
Vogliamo subito dire che,
siamo d’accordo nel pensare che la Costituzione deve essere rivista in alcuni
aspetti per farla “camminare” al passo con i tempi perché il mondo è comunque
cambiato rispetto a circa settanta anni fa, come sono cambiate le necessità e
gli indirizzi politici.
In primo luogo viene
tanto sbandierata l’abolizione del bicameralismo perfetto che vede ad oggi,
Camera e Senato approvare entrambi ma separatamente le leggi, quindi a detta
dell’attuale governo con conseguenti tempi troppo lunghi ; anche se il problema
a nostro avviso non è il tempo ( per esempio altri governi europei impiegano lo
stesso tempo nella discussione e promulgazione delle leggi) ma la qualità delle
leggi e la capacità dei governanti di individuare quelle necessarie allo
sviluppo e alla crescita della Nazione.
In poche parole con la nuova riforma costituzionale il Senato, non
verrebbe abolito, infatti la struttura organizzativa e le spese di gestione
rimarrebbero invariate a differenza di quello che sostiene l’attuale governo, verrebbe “declassato” solamente a un’assemblea
di rappresentanti delle Regioni (cosa che in parte è sempre stato con i
senatori che venivano però “votati” ed “eletti” nei collegi territoriali)
lasciando alla sola Camera dei Deputati la discussione ed emanazione delle
leggi, con la differenza che prima noi cittadini sceglievamo i senatori; con
l’attuale riforma invece possono fare parte del Senato i rappresentanti dei
consigli regionali o indicati da quest’ultimi e i Sindaci. Quindi nominati
dalla politica senza il consenso popolare ovviamente con annessa immunità
parlamentare…Quindi, ESEMPIO: Consigliere regionale o Sindaco in via di
condanna per un reato imputato, viene nominato dal partito o movimento che sia
come rappresentante del Senato ( a questo punto a fare cosa non si sa) uguale=
IMMUNITA’ PARLAMENTARE. In sintesi questo
punto della riforma costituzionale è molto contraddittorio perché in primo
luogo “il passaggio” Camera-Senato per alcune leggi continuerà ad esistere; i
costi e le spese di gestione del Senato vengono ridotti in modo quasi
impercettibile quindi utile solo a fini propagandistici; il Senato diventerà un
assemblea di rappresentanti territoriali MA nominati dalla politica e non
votati dal popolo; infine sarà
seriamente compromessa la sua funzionalità nella vita decisionale e
politica della Nazione. Quindi già in
questa parte della riforma costituzionale…
NOI DICIAMO NO!
Poi se la nostra
Costituzione era il modello da seguire per la sintesi ed il modo in cui erano
state scritte le leggi, con la riforma costituzionale alcuni degli articoli
modificati diventano lunghi (il che non sarebbe un problema grave) ma anche
poco chiari e comprensibili.
Questa riforma così
importante che riguarda TUTTI noi a dispetto della trasparenza e della
trasversalità è stata scritta ed elaborata solo da una parte politica
(l’attuale governo) senza interpellare e rendere partecipe tutte le forze
politiche in Parlamento, cosa che doveva obbligatoriamente essere fatta se
minimamente si poteva anche pensare di modificare la Costituzione. Come può
il solo Partito Democratico attualmente al governo senza essere votato dal
popolo e nemmeno in completa condivisione tra la dirigenza, pensare di cambiare
la Costituzione di TUTTI? Se addirittura molti deputati e senatori nel suo
interno sono contro questa riforma?
Si può essere così
presuntuosi e sfacciati?
Addirittura con la legge
elettorale cosiddetta “Italicum”, voluta sempre dal governo Renzi che
consegnerebbe al singolo partito vincitore delle elezioni un grande premio di
maggioranza che permetterebbe di avere alla Camera dei Deputati seggi a
sufficienza per far approvare ogni legge senza particolari affanni, se a questo
aggiungiamo anche le modifiche al Senato che abbiamo descritto sopra, una
classe politica insufficiente e lontana dai cittadini e dai propri bisogni, noi
pensiamo che ci avvicineremo pericolosamente ad una deriva autoritaria e poco
democratica.
Quindi Sonnino in Azione
si è voluto schierare in prima linea, principalmente per due motivi, il primo è
la tutela di alcuni principi ed alcuni valori che ci portano a salvaguardare la
meritocrazia e la buona politica, ormai chiuse nel dimenticatoio, ovvero siamo
ancora inamovibili sull’idea che si rappresenta il popolo facendo politica ed
essendo votati dalla gente non nominati da un partito. Soprattutto che la
Costituzione è di TUTTI, e se non ci sono i presupposti e la condivisione
trasversale non deve essere modificata.
Il secondo punto che ci
ha spinto a schierarci è l’oscurantismo che sta attuando questo governo, che
non sta facendo passare ai cittadini una giusta informazione su questa riforma
costituzionale. Noi invece vogliamo informare i cittadini e spiegare le ragioni
che ci portano a dire NO ALLA RIFORMA COSTITUZIONALE!
Venerdì 16 settembre
abbiamo partecipato alla riunione che si è tenuta presso l’ufficio del Sindaco
Luciano De Angelis insieme ad altri esponenti dei comuni limitrofi per
costituire il comitato “NOI NO! Monti Lepini- Ausoni” con lo scopo di aprire la
campagna referendaria per informare e sensibilizzare la gente per le ragioni
del NO ALLA RIFORMA COSTITUZIONALE e dare il via ad una serie di iniziative da
attuare sui nostri territori.
SONNINO IN AZIONE
mercoledì 7 settembre 2016
Emergenza incendi 2016
EMERGENZA INCENDI… DALLA CULTURA AMBIENTALE-NATURALISTICA
AD UNA
MAGGIORE RISOLUTEZZA DELLE ISTITUZIONI.
Come ormai sgraditissima consuetudine purtroppo, ci stiamo
lasciando alle spalle un'altra estate all’insegna di incendi che stanno
devastando il nostro bellissimo territorio.
Una vera e propria emergenza in tutta la provincia di Latina
che ha visto quasi tutti i comuni impegnati in questa lotta contro la malvagia
e perversa mano dell’uomo che agisce in modo oscuro, silenzioso e vigliacco.
A Sonnino quindi anche quest’anno abbiamo dovuto assistere a
questa nuova serie di veri e propri “attacchi criminali al patrimonio ambientale-naturalistico”
del nostro amato territorio!
Incendi che si sono susseguiti nell’arco di tutta l’estate e
che hanno colpito dalle frazioni fino al centro del paese, causando danni
gravissimi alla flora ed alla fauna della zona.
Vere e proprie pugnalate al cuore per chi come noi ama la
nostra natura e la sua aria pulita, le nostre bellissime colline ed i suoi
fantastici scorci!
L’incendio che si è sviluppato nelle ultime ore nella zona
delle “Calanche di Santo Nicola” ed ha proseguito il suo corso nei boschi
circostanti ha distrutto una vegetazione splendida, con lecci secolari ed altri
alberi che facevano della zona uno degli ultimi polmoni verdi del nostro amato
Sonnino.
Siamo indignati!
Proteggere e tutelare la natura e la vegetazione equivale a
proteggere e tutelare la VITA!
Le menti distruttrici che ogni estate ci “regalano” queste
spiacevoli giornate sanno che stanno facendo del male anche a loro stessi?
Sanno che stanno distruggendo ossigeno e aria pura?
Sanno che stanno esponendo sempre di più il territorio al
rischio di frane?
Sanno a quante risorse economiche si deve attingere per
contrastare un incendio?
Sanno che mettono in pericolo la vita di semplici cittadini,
volontari e personale impiegato negli spegnimenti?
Sanno che mettono in pericolo i sacrifici di una vita di una
famiglia?
Sanno che distruggono e impediscono la riproduzione alla
fauna delle nostre colline?
Sanno che distruggono la VITA?
Forse sanno anche tutte queste cose e lo fanno proprio per
cercare di arrecare il maggior danno possibile, quindi menti ancor più perverse
e malefiche! Non c’è protesta o malessere che giustifichi questo scempio!
Le istituzioni Stato-Regione-Provincia devono fare di più, perché
se i risultati di alcune azioni o contromisure messe in atto sono solo questi,
non sono soddisfacenti. Non può un territorio essere minacciato sistematicamente
da queste devastazioni, infatti vediamo che non sono solo i boschi ad essere incendiati,
ci sono anche strade statali e provinciali che nel corso di questa estate sono
state più volte bersaglio di queste “mani distruttrici” creando innumerevoli
disagi. Occorre investire su uomini e mezzi, oltre che per agire efficacemente
durante gli incendi, soprattutto per monitorare, prevenire o quantomeno
limitare questi disastri (perché alla follia umana non sempre si può porre
rimedio).
Soprattutto occorre sensibilizzare soprattutto i giovani al
rispetto ed alla tutela della natura e far capire che appiccare un incendio
equivale a un atto criminale contro l’umanità!
Infine comunque, un plauso alla nostra Amministrazione Comunale
dal Sindaco agli assessori e consiglieri che in occasione di ogni incendio sono
sempre stati pronti, disponibili e presenti 24 ore su 24 nel fronteggiare
queste emergenze, mettendo a disposizione strutture e collaborando a stretto
contatto con vigili del fuoco, protezione civile e volontari in questa
battaglia che ormai sta diventando di civiltà. A quest’ultimi in particolare va
il nostro “Grazie” per il grande lavoro svolto come sempre in ogni emergenza.
Vogliamo lanciare una piccola “provocazione” in questa guerra
impari e vigliacca che non consente confronto contro un nemico invisibile e meschino;
“voi distruggete? Noi piantiamo!”
Periodicamente piantiamo dei lecci, querce ed altri nobili alberi nelle nostre
campagne o nei nostri spazi verdi delle nostre case. Torniamo a questa
abitudine! Facciamolo fare ai ragazzi! Sarà il modo, nel nostro piccolo, in cui
abbiamo dato un nuovo inizio ad una “vita” contrapponendola a questa
distruzione.
Che sia una “Festa dell’albero diffusa e di popolo!”
Combattiamoli!
#voidistruggetenoipiantiamo
-SONNINO IN AZIONE-
sabato 6 agosto 2016
HIROSHIMA 6 AGOSTO 1945
HIROSHIMA 6 AGOSTO 1945
"...Bambini che giocavano in cortile
Cavie di una mente distruttrice
E case rase al suolo e demolite
Migliaia di persone incenerite!
Un deserto al posto di Hiroshima
E non c'è più un'anima viva!"
MENTI CRIMINALI! NOI NON DIMENTICHIAMO!
-SONNINO IN AZIONE-
martedì 19 luglio 2016
In ricordo del giudice Paolo Borsellino....
IL GIUDICE PAOLO
BORSELLINO… IL CORAGGIO DI CONTINUARE “QUELLA GUERRA” CONSAPEVOLE DELL’ESTREMO
SACRIFICIO.
Oggi ricorre
l’anniversario dell’attentato mafioso al giudice Paolo Borsellino a Palermo il
19 luglio 1992 in via D’Amelio, a 57 giorni di distanza dall’altro attentato
mafioso in cui perse la vita l’amico Giovanni Falcone.
Il giudice Borsellino
continuò sulla strada che aveva tracciato insieme al suo amico che già aveva
portato a grandi risultati assestando pesanti colpi a Cosa Nostra fin dai tempi
del maxi processo alla mafia.
L’amore smisurato per la
sua Sicilia e il desiderio di giustizia, libertà e di senso dello Stato, lo
portarono quasi a completare il quadro che vedeva nei loschi affari della mafia
diretti collegamenti con la politica, le istituzioni dello Stato,
l’imprenditoria e l’industria in tutta Italia; tutto questo frutto di anni di
lavoro e di indagini purtroppo accompagnate da una lunghissima scia di morte.
Non si fermò il giudice
Borsellino! Continuò da solo contro tutti! Abbandonato anche da quello “Stato”
a cui dedicò una vita intera e che esortava i giovani siciliani ad amare! Pur
sapendo che c’era un auto carica di tritolo in giro per Palermo che attendeva
il momento giusto per colpire.
La mafia scelse giorno,
ora e luogo con criminale lucidità…
Una strage nel cuore di
Palermo destinata a colpire il magistrato siciliano e la sua scorta: con lui
muoiono anche cinque poliziotti. Emanuela Loi (prima donna della Polizia di
Stato caduta in servizio, il cui corpo è stato trovato nel giardino di un
appartamento al piano terreno dell'edificio), Agostino Catalano, Vincenzo
Limuli, Walter Cosina e Claudio Trainama.
Borsellino, proprio come
Falcone, conosceva da palermitano ogni sfumatura degli uomini che facevano
parte di Cosa Nostra. Ne comprendeva la logica, il codice, le motivazioni,
perfino gli sguardi, senza aver bisogno di nessuno che li interpretasse. Un
patrimonio che lo rendeva di fatto, insostituibile. E proprio per questo, dopo
la morte di Falcone, era il candidato ideale a procuratore capo della nascente
procura nazionale antimafia, e quindi a diventare il nemico numero uno di Cosa
Nostra.
Dopo aver pranzato a
Villagrazia con la moglie Agnese e i figli Manfredi e Lucia, Paolo Borsellino
si reca insieme alla sua scorta in via D'Amelio, dove vivono la madre e la
sorella. Antonio Villo, l'unico sopravvissuto della scorta, ma gravemente
ferito, racconta quello che successe in quel pomeriggio del 19 luglio 1992.
Una Fiat 126 parcheggiata
nei pressi dell'abitazione della madre con circa 100 kg di tritolo a bordo,
esplode al passaggio del giudice, uccidendo oltre a Paolo Borsellino anche i
cinque agenti. L'attentato è stato compiuto alle 17.00 in punto davanti al
civico 19. La deflagrazione, di una violenza inaudita, è stata avvertita in
gran parte della città. Quando, sull'eco del boato, hanno cominciato a
convergere mezzi delle forze dell'ordine, dei vigili del fuoco e autoambulanze,
quanti sono arrivati per primi sul posto non hanno creduto ai propri occhi.
L'edificio in cui era diretto il magistrato è sventrato alla base e i segni di
lesioni consistenti e infissi divelti fino al quinto piano. Una ventina di
automobili che bruciavano, cadaveri e resti umani sull'asfalto.
Ufficialmente nessuno era
a conoscenza degli spostamenti di Borsellino, che solo all'ultimo minuto,
comunicava ai poliziotti addetti alla vigilanza itinerario e destinazione. La
mafia comunque sapeva che Paolo Borsellino, e lo aveva dimostrato in molte
occasioni circolando solo per le vie di Palermo, non rinunciava ad un minimo di
vita "normale". E sapeva che tra le tappe "obbligate" c'era
la vista all'anziana madre.
Sonnino in Azione ha
deposto un omaggio floreale alla targa in memoria per i giudici Falcone e
Borsellino.

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-SONNINO IN AZIONE-
venerdì 15 luglio 2016
Attentato di Nizza la nostra vicinanza e solidarietà al popolo francese…
Attentato
di Nizza la nostra vicinanza e solidarietà al popolo francese…
Fratelli? Ma quali fratelli? Non sono nostri fratelli assassini e criminali senza patria ne onore!
Tristezza
e sgomento per l’ennesimo attentato terroristico a Nizza che ha colpito la
Francia e tutta l’Europa.
Ancora
una volta le vittime sono cittadini inermi uomini, donne, bambini, anziani
senza distinzioni in una tranquilla serata di festa.
Solo
una mente perversa e piena di odio può scagliarsi con un camion a tutta
velocità su persone che stanno tranquillamente passeggiando su un lungo mare
una sera d’estate.
Ci
rattrista però ancora una volta constatare la totale inadeguatezza della politica
europea ed internazionale incapace di dare risposte con una classe dirigente
così scarsa come poche volte si era mai vista.
Molte
le domande, le contraddizioni, le colpe che vedono la polizia, servizi di
sicurezza francesi ed europei nel mirino, quando invece questi ultimi agiscono e
lavorano sulle direttive imposte dai governi… Linee politiche alquanto
discutibili che non garantiscono né sicurezza né integrazione e gli esempi
ormai sono purtroppo innumerevoli.
Siamo
convinti che non si può prevedere perfettamente l’atto criminale di un “fanatico
assassino” che può in ogni modo e in ogni momento disseminare terrore ovunque,
come ad esempio qualche settimana fa la strage dei nostri connazionali a Dacca
nel Bangladesh; ma questi “mostri” non cadono dalle nubi… Sono cittadini
francesi, europei, immessi nel forzato circuito del multiculturalismo e pluralismo
che sta fragorosamente fallendo, o forse non è mai esistito ma è sempre stata
una “bandiera di comodo” di questi governi così “democratici” e “liberticidi”
che arbitrano sulle nostre vite.
Idea,
quella “democratica” e della falsa morale, che sta annientando l’Europa dei
popoli, delle città, delle tradizioni, della cultura.
Diceva
Giorgio Almirante: “Democratico è un aggettivo che non mi convince… e in
Parlamento so stare senza cedere ai suggerimenti ed alle false tentazioni della
democrazia.”
Un
clima di terrore quindi, mescolato al politicamente corretto della fratellanza,
dell’uguaglianza e della libertà.
Ci
si rifà ogni volta a discorsi di comodo…. Tutti fratelli…Ma quali fratelli???
Questi
sono criminali senza patria ne onore che drogati nel fisico e nello spirito
commettono le peggiori atrocità.
Noi
non consideriamo fratelli coloro che ammazzano, uccidono, sequestrano,
sottomettono in nome di una religione che ancora ad oggi non condanna e non
prende una plateale posizione e che vede proprio nella “sottomissione” la
regola principale del loro credo.
Non
ci potrà mai essere dialogo e condivisione se da una parte si vogliono
abbattere i muri e dall’altra vengono ricostruiti più spessi ed invalicabili di
prima.
Non
ci potrà mai essere un dialogo se vediamo che nel quartiere belga di Molenbeek,
covo degli attentatori di Parigi, o nella città di Marsiglia, vige l’omertà e l’ostruzionismo
da parte della comunità islamica.
Non
ci potrà mai essere un dialogo con chi “segretamente” predica e interpreta la
propria religione.
Da
qui nasce il terrorismo più o meno religioso come quello dell’attentatore di
Nizza.
Vicinanza
al popolo francese ed un pensiero alle vittime del vile attentato di Nizza.
R.I.P.
-Sonnino in Azione-
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