lunedì 3 ottobre 2016

Norma Cossetto... Terra rossa d'Istria, terre mai dimenticate.


NORMA COSSETTO…Martire e simbolo dell’immane strage delle foibe.





Medaglia d' oro al merito civile alla memoria

«Giovane studentessa istriana, catturata e imprigionata dai partigiani slavi, veniva lungamente seviziata e violentata dai suoi carcerieri e poi barbaramente gettata in una foiba. Luminosa testimonianza di coraggio e di amor patrio.»

-Villa Surani (Istria) – 5 Ottobre 1943-



Norma Cossetto (Santa Domenica di Visinada, 17 Maggio 1920 - Antignana o foiba di Villa Surani, 4 o 5 ottobre 1943 ) è stata una studentessa italiana,  istriana di un paese vicino Visignano,  vittima dei partigiani titini dell' esercito popolare di liberazioni della Iugoslavia.
Norma viveva a San Domenico di Visinada e si stava laureando in lettere e filosofia all'università di Padova.
Norma Cossetto apparteneva a una nota famiglia di possidenti fascisti: il padre Giuseppe Cossetto era un dirigente locale del Partito Nazionale Fascista ricoprendo a lungo l'incarico di segretario politico del Fascio locale e di commissario governativo delle Casse Rurali. Inoltre fu anche podestà di Visinada.
 Nel 1943 era ufficiale della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale e in seguito ai fatti dell'8 settembre fu trasferito presso il Comando della Milizia di Trieste.  Pochi giorni dopo la morte di Norma fu ucciso e anch'esso infoibato.
Nel 1939, diplomatasi presso il Regio Liceo Vittorio Emanuele III di Gorizia, Norma Cossetto si iscrisse all' Università di Padova e aderì ai Gruppi Universitari Fascisti della più vicina Pola. A partire dal 1941 alternò lo studio a supplenze scolastiche a Pisino e a Parenzo.
Nell'estate 1943 stava preparando la tesi di laurea intitolata Istria Rossa (riferita alla terra ricca di bauxite  dell' Istria) e aveva come insegnante di geografia che ne seguiva la tesi il prof. Arrigo Lorenzi, Norma spesso girava in bicicletta per i paesi dell'Istria visitando municipi e canoniche alla ricerca di archivi che le consentissero di sviluppare la sua tesi di laurea.
Dopo l'8 settembre, secondo la testimonianza della sorella Licia, la famiglia cominciò a ricevere minacce anche armate. Il 25 settembre 1943, diciassette giorni dopo la capitolazione dell'Italia e il disfacimento dell'esercito, un gruppo di partigiani titini, appoggiati dai partigiani comunisti italiani approfittando dello sbandamento genera­le, irruppe in casa Cossetto, razziando ogni cosa:
« Ci hanno portato via tutto. Si sono presi anche le divise di papà, che in seguito hanno indossato cucendoci sopra la stella rossa!...Una volta hanno anche sparato in casa. La mamma era terrorizzata e anche noi ragazze. Tuttavia, Norma era un po' più ottimista e sperava che tutto questo disordine anche morale si dissolvesse presto. »
(Dal racconto di Licia Cossetto, sorella di Norma.)
Il 26 settembre 1943 un partigiano di nome Giorgio si recò a casa dei Cossetto convocando Norma al Comando partigiano nell'ex caserma dei Carabinieri di Visignano.   Il comando partigiano era composto da partigiani comunisti sia italiani sia slavi. Qui dopo essere stata interrogata, le fu poi richiesto di entrare nel movimento partigiano,   proposta che Norma rifiutò.  A quel punto Norma fu rilasciata.

Il giorno successivo il 27 settembre Norma fu arrestata dai partigiani insieme ad ex caserma della Guardia di Finanza a Parenzo assieme ad altri parenti, conoscenti ed amici tra i quali Eugenio Cossetto, Antonio Posar, Antonio Ferrarin, Alda Riosa vedova Mechis in Sciortino, Maria Valenti, Umberto Zotter ed altri, numerosi abitanti di San Domenico, Castellier, Ghedda, Villanova e Parenz. I prigionieri furono tutti confinati nella ex caserma della Guardi di Finanza a Parenzo. Qui fu raggiunta dalla sorella Lidia che tentò inutilmente di ottenerne il rilascio. Un paio di giorni dopo i tedeschi occuparono Visinada così i partigiani sentendosi minacciati, in nottata a bordo di un autocarro, trasferirono tutti i prigionieri nella scuola di Antignana  trasformata in prigione.
Nella scuola di Antignana, Norma fu separata dagli altri prigionieri. Tra il primo e il 4 ottobre Norma, legata nuda ad un tavolo, fu sottoposta a sevizie e stuprata  dai suoi carcerieri. Secondo alcune testimonianze erano 17.
L'episodio della violenza carnale fu poi riferito da una donna abitante davanti l'ex caserma, che, attirata da gemiti e lamenti, appena buio osò avvicinarsi alle imposte socchiuse vedendo Norma legata al tavolo.
« Ancora adesso la notte ho gli incubi, al ricordo di come l'abbiamo trovata: mani legate dietro alla schiena, tutto aperto sul seno il golfino di lana tirolese comperatoci da papà la volta che ci aveva portate sulle Dolomiti, tutti i vestiti tirati sopra all'addome.... Solo il viso mi sembrava abbastanza sereno. Ho cercato di guardare se aveva dei colpi di arma da fuoco, ma non aveva niente; sono convinta che l'abbiano gettata giù ancora viva. Mentre stavo lì, cercando di ricomporla, una signora si è avvicinata e mi ha detto: "Signorina non le dico il mio nome, ma io quel pomeriggio, dalla mia casa che era vicina alla scuola, dalle imposte socchiuse, ho visto sua sorella legata ad un tavolo e delle belve abusare di lei; alla sera poi ho sentito anche i suoi lamenti: invocava la mamma e chiedeva acqua, ma non ho potuto fare niente, perché avevo paura anch'io"» »
(Dal racconto di Licia Cossetto, sorella di Norma)
La notte tra il 4 e 5 ottobre Norma e gli altri ventisei prigionieri legati col fil di ferro, furono costretti a spostarsi a piedi fino a Villa Surani. Qui, ancora vivi, furono gettati nella foiba   li vicina. Norma e le altre donne prima di essere uccise furono nuovamente sottoposte a violenze.
Poco tempo dopo anche la sorella Lidia fu arrestata e dopo un lungo interrogatorio rilasciata con la minaccia di venir nuovamente arrestata.
« Anch'io qualche tempo dopo sono stata arrestata. Mi prelevarono un pomeriggio, gente del posto, e mi portarono preso la scuola di Castellier, per interrogarmi: volevano sapere dove fosse mio padre e altre notizie sulla nostra famiglia, inoltre insistevano perché io aderissi alla loro causa. Al mio rifiuto mi riaccompagnarono a casa, sempre sotto scorta, e mi dissero che mi avrebbero ripresa al più presto. »
(Dal racconto di Licia Cossetto, sorella di Norma).
Quando il padre Giuseppe Cossetto venne a conoscenza dell'arresto della figlia si aggregò ad un reparto della Milizia di Trieste  e rientrò al paese. Qui cominciò a fare domande sulla sorte della figlia finché, a sua volta, il 7 ottobre 1943, insieme ad un parente, Mario Bellini, anch'esso della Milizia, fu ucciso a coltellate a Castellier-Santa Domenica  da un partigiano. I due corpi furono pochi giorni dopo gettati in una foiba. Dopo l'occupazione tedesca dell'Istria, il 10 dicembre 1943 i vigili del fuoco di Pola guidati dal maresciallo Arnaldo Harzarich, ritrovarono il corpo di Norma nella foiba profonda m. 136: era caduta supina, nuda, con le braccia legate con il filo di ferro, su un cumulo di altri cadaveri; aveva ambedue i seni pugnalati, un pezzo di legno conficcato nella vagina  e altre parti del corpo sfregiate. Arnaldo Harzarich dichiarò la propria «certezza che anche negli ultimi istanti le ragazze avessero dovuto lottare contro la brutalità dei partigiani».
Emanuele Cossetto, che identificò la nipote Norma, riconobbe sul suo corpo varie ferite d'arma da taglio e altrettanto riscontrò sui cadaveri degli altri.
A seguito di denuncia da parte della sorella Lidia, i soldati tedeschi catturarono sedici dei suoi assassini e li costrinsero a passare la notte in piedi vegliando la salma di Norma, prima di essere fucilati all'alba del giorno successivo: tre partigiani impazzirono. Il cadavere di Norma fu composto nella piccola cappella mortuaria del cimitero di Santa Domenica.
Norma riposa assieme al padre nel cimitero di S. Domenica di Visinada, una frazione di Visignano.
Nell' autunno 1944  a Trieste  nacque il Gruppo d' Azione Femminile " Norma Cossetto"  dipendente dalla federazione del PFR  , unico esempio di corpo paramilitare femminile della Repubblica Sociale Italiana. 
L' Università di Padova  su proposta del rettore,  Concetto Marchesi, e del Consiglio della Facoltà di Lettere e Filosofia, le conferì la laureaad honorem sei anni dopo la morte.
L'8 febbraio 2005  l'allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi  ha insignito Norma Cossetto della Medaglia d' oro al merito civile.
Il 10 febbraio 2011  l'Università degli Studi di Padova e Il Comune di Padova, nell'ambito delle celebrazioni per la Giornata del Ricordo in memoria delle vittime delle Foibe e dell'esodo giuliano-dalmata, ha scoperto nel Cortile Littorio del Palazzo del Bo' (sede del Rettorato e della Facoltà di giurisprudenza) una targa commemorativa della morte di Norma Cossetto e della laurea honoris causa lei attribuita. Il Comune di Narni (Terni)   nel luglio 2011  le ha dedicato una via, come il Comune di Bolzano , intitolando una via a Norma Cossetto il 22 ottobre 2012.
AGGHIACCIANTE RACCONTO DELLA SORELLA LUCIA:
« Ancora adesso la notte ho gli incubi, al ricordo di come l’abbiamo trovata: mani legate dietro alla schiena, tutto aperto sul seno il golfino di lana tirolese comperatoci da papà la volta che ci aveva portate sulle Dolomiti, tutti i vestiti tirati sopra all’addome…. Solo il viso mi sembrava abbastanza sereno. Ho cercato di guardare se aveva dei colpi di arma da fuoco, ma non aveva niente; sono convinta che l’abbiano gettata giù ancora viva. Mentre stavo lì, cercando di ricomporla, una signora si è avvicinata e mi ha detto: “Signorina non le dico il mio nome, ma io quel pomeriggio, dalla mia casa che era vicina alla scuola, dalle imposte socchiuse, ho visto sua sorella legata ad un tavolo e delle belve abusare di lei; alla sera poi ho sentito anche i suoi lamenti: invocava la mamma e chiedeva acqua, ma non ho potuto fare niente, perché avevo paura anch’io”» »

Alla fine del 2016 verrà presentato alla Mostra del Cinema di Venezia il film “Rosso Istria”, di Maximiliano Hernando Bruno, la cui sceneggiatura è stata scritta da Antonello Belluco, parla della vita di Norma Cossetto e della sua tragedia collegata alle vicende delle terre Istriane- Giuliano- Dalmate nel 1943-1945.




                                                                             SONNINO IN AZIONE











giovedì 22 settembre 2016

RIFORMA COSTITUZIONALE, SONNINO IN AZIONE DICE NO!


SONNINO IN AZIONE SI SCHIERA DALLA PARTE DEL “NO” AL REFERENDUM SULLA RIFORMA COSTITUZIONALE.








Nello scenario politico italiano che sta attraversando un periodo di profonda crisi e credibilità, con la mancanza di ideali e di una classe dirigente capace e coraggiosa, si inserisce prepotentemente il dibattito sulla riforma costituzionale elaborata, studiata e presentata dal governo Renzi, approvata in Parlamento e che verrà sottoposta alla decisione dei cittadini tramite un referendum, da svolgersi durante l’autunno che già si preannuncia molto caldo, dove dovremo scegliere se modificare oppure no più di 40 articoli su 139 della nostra Costituzione…Quindi di TUTTI; tematica non da poco conto…

La Costituzione italiana entrata in vigore nel 1948 venne scritta dopo i tristi avvenimenti bellici del secondo conflitto mondiale che avevano interessato la nostra Nazione, soprattutto nel clima teso che aveva portato alla guerra civile e che vide gli stessi italiani contrapposti fra loro; e la perdita di alcune zone del territorio nazionale annesse ad altri stati in modi discutibili come l’Istria e la Dalmazia.
Alla luce di questo e con un clima politico ed internazionale non molto tranquillo, la stesura della Costituzione italiana avvenne con la collaborazione trasversale di tutte le forze politiche nel Parlamento dell’epoca che rappresentavano tutto il territorio italiano nella sua unità nazionale.
Certo a nostro avviso ci furono anche allora elementi discutibili, gravi mancanze ed esclusioni, ma furono le nuove regole condivise che il “popolo volle darsi”, quindi da rispettare, però possiamo tranquillamente affermare che la nostra Costituzione nella sua struttura e nella sua sintesi non ha nulla a che invidiare con quella di altre Nazioni.
Passiamo quindi ad oggi, non vogliamo assolutamente ergerci a costituzionalisti del caso o giuristi di circostanza, non sarebbe nel nostro stile e nella nostra tradizione, ci limitiamo solamente a dire la nostra dato che la Costituzione è di TUTTI  e TUTTI viviamo giornalmente in base alle leggi della Costituzione della Repubblica Italiana.
La riforma del Governo Renzi portata avanti dal ministro delle riforme costituzionali Boschi (con partecipazioni molto discutibili vedi Verdini); nei 40 articoli modificati della Costituzione sottoposti al referendum, a nostro avviso c’è molta confusione e poca chiarezza. L’impressione è che si è voluta a tutti i costi una riforma per cambiare tutto ma alla fine non cambia niente, anzi peggiora le cose.

Vogliamo subito dire che, siamo d’accordo nel pensare che la Costituzione deve essere rivista in alcuni aspetti per farla “camminare” al passo con i tempi perché il mondo è comunque cambiato rispetto a circa settanta anni fa, come sono cambiate le necessità e gli indirizzi politici.
In primo luogo viene tanto sbandierata l’abolizione del bicameralismo perfetto che vede ad oggi, Camera e Senato approvare entrambi ma separatamente le leggi, quindi a detta dell’attuale governo con conseguenti tempi troppo lunghi ; anche se il problema a nostro avviso non è il tempo ( per esempio altri governi europei impiegano lo stesso tempo nella discussione e promulgazione delle leggi) ma la qualità delle leggi e la capacità dei governanti di individuare quelle necessarie allo sviluppo e alla crescita della Nazione.  In poche parole con la nuova riforma costituzionale il Senato, non verrebbe abolito, infatti la struttura organizzativa e le spese di gestione rimarrebbero invariate a differenza di quello che sostiene l’attuale governo,  verrebbe “declassato” solamente a un’assemblea di rappresentanti delle Regioni (cosa che in parte è sempre stato con i senatori che venivano però “votati” ed “eletti” nei collegi territoriali) lasciando alla sola Camera dei Deputati la discussione ed emanazione delle leggi, con la differenza che prima noi cittadini sceglievamo i senatori; con l’attuale riforma invece possono fare parte del Senato i rappresentanti dei consigli regionali o indicati da quest’ultimi e i Sindaci. Quindi nominati dalla politica senza il consenso popolare ovviamente con annessa immunità parlamentare…Quindi, ESEMPIO: Consigliere regionale o Sindaco in via di condanna per un reato imputato, viene nominato dal partito o movimento che sia come rappresentante del Senato ( a questo punto a fare cosa non si sa) uguale= IMMUNITA’ PARLAMENTARE.  In sintesi questo punto della riforma costituzionale è molto contraddittorio perché in primo luogo “il passaggio” Camera-Senato per alcune leggi continuerà ad esistere; i costi e le spese di gestione del Senato vengono ridotti in modo quasi impercettibile quindi utile solo a fini propagandistici; il Senato diventerà un assemblea di rappresentanti territoriali MA nominati dalla politica e non votati dal popolo; infine sarà  seriamente compromessa la sua funzionalità nella vita decisionale e politica della Nazione.  Quindi già in questa parte della riforma costituzionale…
 NOI DICIAMO NO!
Poi se la nostra Costituzione era il modello da seguire per la sintesi ed il modo in cui erano state scritte le leggi, con la riforma costituzionale alcuni degli articoli modificati diventano lunghi (il che non sarebbe un problema grave) ma anche poco chiari e comprensibili.
Questa riforma così importante che riguarda TUTTI noi a dispetto della trasparenza e della trasversalità è stata scritta ed elaborata solo da una parte politica (l’attuale governo) senza interpellare e rendere partecipe tutte le forze politiche in Parlamento, cosa che doveva obbligatoriamente essere fatta se minimamente si poteva anche pensare di modificare la Costituzione. Come può il solo Partito Democratico attualmente al governo senza essere votato dal popolo e nemmeno in completa condivisione tra la dirigenza, pensare di cambiare la Costituzione di TUTTI? Se addirittura molti deputati e senatori nel suo interno sono contro questa riforma?
Si può essere così presuntuosi e sfacciati?
Addirittura con la legge elettorale cosiddetta “Italicum”, voluta sempre dal governo Renzi che consegnerebbe al singolo partito vincitore delle elezioni un grande premio di maggioranza che permetterebbe di avere alla Camera dei Deputati seggi a sufficienza per far approvare ogni legge senza particolari affanni, se a questo aggiungiamo anche le modifiche al Senato che abbiamo descritto sopra, una classe politica insufficiente e lontana dai cittadini e dai propri bisogni, noi pensiamo che ci avvicineremo pericolosamente ad una deriva autoritaria e poco democratica.
Quindi Sonnino in Azione si è voluto schierare in prima linea, principalmente per due motivi, il primo è la tutela di alcuni principi ed alcuni valori che ci portano a salvaguardare la meritocrazia e la buona politica, ormai chiuse nel dimenticatoio, ovvero siamo ancora inamovibili sull’idea che si rappresenta il popolo facendo politica ed essendo votati dalla gente non nominati da un partito. Soprattutto che la Costituzione è di TUTTI, e se non ci sono i presupposti e la condivisione trasversale non deve essere modificata.
Il secondo punto che ci ha spinto a schierarci è l’oscurantismo che sta attuando questo governo, che non sta facendo passare ai cittadini una giusta informazione su questa riforma costituzionale. Noi invece vogliamo informare i cittadini e spiegare le ragioni che ci portano a dire NO ALLA RIFORMA COSTITUZIONALE!
Venerdì 16 settembre abbiamo partecipato alla riunione che si è tenuta presso l’ufficio del Sindaco Luciano De Angelis insieme ad altri esponenti dei comuni limitrofi per costituire il comitato “NOI NO! Monti Lepini- Ausoni” con lo scopo di aprire la campagna referendaria per informare e sensibilizzare la gente per le ragioni del NO ALLA RIFORMA COSTITUZIONALE e dare il via ad una serie di iniziative da attuare sui nostri territori.

                                                                                                                   

SONNINO IN AZIONE

mercoledì 7 settembre 2016

Emergenza incendi 2016


EMERGENZA INCENDI…  DALLA CULTURA AMBIENTALE-NATURALISTICA 
AD UNA MAGGIORE RISOLUTEZZA DELLE ISTITUZIONI.






Come ormai sgraditissima consuetudine purtroppo, ci stiamo lasciando alle spalle un'altra estate all’insegna di incendi che stanno devastando il nostro bellissimo territorio.
Una vera e propria emergenza in tutta la provincia di Latina che ha visto quasi tutti i comuni impegnati in questa lotta contro la malvagia e perversa mano dell’uomo che agisce in modo oscuro, silenzioso e vigliacco.
A Sonnino quindi anche quest’anno abbiamo dovuto assistere a questa nuova serie di veri e propri “attacchi criminali al patrimonio ambientale-naturalistico” del nostro amato territorio!

Incendi che si sono susseguiti nell’arco di tutta l’estate e che hanno colpito dalle frazioni fino al centro del paese, causando danni gravissimi alla flora ed alla fauna della zona.
Vere e proprie pugnalate al cuore per chi come noi ama la nostra natura e la sua aria pulita, le nostre bellissime colline ed i suoi fantastici scorci!
L’incendio che si è sviluppato nelle ultime ore nella zona delle “Calanche di Santo Nicola” ed ha proseguito il suo corso nei boschi circostanti ha distrutto una vegetazione splendida, con lecci secolari ed altri alberi che facevano della zona uno degli ultimi polmoni verdi del nostro amato Sonnino.
Siamo indignati!
Proteggere e tutelare la natura e la vegetazione equivale a proteggere e tutelare la VITA!
Le menti distruttrici che ogni estate ci “regalano” queste spiacevoli giornate sanno che stanno facendo del male anche a loro stessi?
Sanno che stanno distruggendo ossigeno e aria pura?
Sanno che stanno esponendo sempre di più il territorio al rischio di frane?
Sanno a quante risorse economiche si deve attingere per contrastare un incendio?
Sanno che mettono in pericolo la vita di semplici cittadini, volontari e personale impiegato negli spegnimenti?
Sanno che mettono in pericolo i sacrifici di una vita di una famiglia?
Sanno che distruggono e impediscono la riproduzione alla fauna delle nostre colline?
Sanno che distruggono la VITA?

Forse sanno anche tutte queste cose e lo fanno proprio per cercare di arrecare il maggior danno possibile, quindi menti ancor più perverse e malefiche! Non c’è protesta o malessere che giustifichi questo scempio!
Le istituzioni Stato-Regione-Provincia devono fare di più, perché se i risultati di alcune azioni o contromisure messe in atto sono solo questi, non sono soddisfacenti. Non può un territorio essere minacciato sistematicamente da queste devastazioni, infatti vediamo che non sono solo i boschi ad essere incendiati, ci sono anche strade statali e provinciali che nel corso di questa estate sono state più volte bersaglio di queste “mani distruttrici” creando innumerevoli disagi. Occorre investire su uomini e mezzi, oltre che per agire efficacemente durante gli incendi, soprattutto per monitorare, prevenire o quantomeno limitare questi disastri (perché alla follia umana non sempre si può porre rimedio).
Soprattutto occorre sensibilizzare soprattutto i giovani al rispetto ed alla tutela della natura e far capire che appiccare un incendio equivale a un atto criminale contro l’umanità!
Infine comunque, un plauso alla nostra Amministrazione Comunale dal Sindaco agli assessori e consiglieri che in occasione di ogni incendio sono sempre stati pronti, disponibili e presenti 24 ore su 24 nel fronteggiare queste emergenze, mettendo a disposizione strutture e collaborando a stretto contatto con vigili del fuoco, protezione civile e volontari in questa battaglia che ormai sta diventando di civiltà. A quest’ultimi in particolare va il nostro “Grazie” per il grande lavoro svolto come sempre in ogni emergenza.
Vogliamo lanciare una piccola “provocazione” in questa guerra impari e vigliacca che non consente confronto contro un nemico invisibile e meschino; “voi distruggete?  Noi piantiamo!” Periodicamente piantiamo dei lecci, querce ed altri nobili alberi nelle nostre campagne o nei nostri spazi verdi delle nostre case. Torniamo a questa abitudine! Facciamolo fare ai ragazzi! Sarà il modo, nel nostro piccolo, in cui abbiamo dato un nuovo inizio ad una “vita” contrapponendola a questa distruzione.
Che sia una “Festa dell’albero diffusa e di popolo!”

Combattiamoli!    #voidistruggetenoipiantiamo





                                                        -SONNINO IN AZIONE-

sabato 6 agosto 2016

HIROSHIMA 6 AGOSTO 1945


HIROSHIMA 6 AGOSTO 1945











"...Bambini che giocavano in cortile
Cavie di una mente distruttrice
E case rase al suolo e demolite
Migliaia di persone incenerite!

Un deserto al posto di Hiroshima
E non c'è più un'anima viva!"


MENTI CRIMINALI! NOI NON DIMENTICHIAMO! 




















-SONNINO IN AZIONE-                            

martedì 19 luglio 2016

In ricordo del giudice Paolo Borsellino....

IL GIUDICE PAOLO BORSELLINO… IL CORAGGIO DI CONTINUARE “QUELLA GUERRA” CONSAPEVOLE DELL’ESTREMO SACRIFICIO.


Oggi ricorre l’anniversario dell’attentato mafioso al giudice Paolo Borsellino a Palermo il 19 luglio 1992 in via D’Amelio, a 57 giorni di distanza dall’altro attentato mafioso in cui perse la vita l’amico Giovanni Falcone.
Il giudice Borsellino continuò sulla strada che aveva tracciato insieme al suo amico che già aveva portato a grandi risultati assestando pesanti colpi a Cosa Nostra fin dai tempi del maxi processo alla mafia.
L’amore smisurato per la sua Sicilia e il desiderio di giustizia, libertà e di senso dello Stato, lo portarono quasi a completare il quadro che vedeva nei loschi affari della mafia diretti collegamenti con la politica, le istituzioni dello Stato, l’imprenditoria e l’industria in tutta Italia; tutto questo frutto di anni di lavoro e di indagini purtroppo accompagnate da una lunghissima scia di morte.

Non si fermò il giudice Borsellino! Continuò da solo contro tutti! Abbandonato anche da quello “Stato” a cui dedicò una vita intera e che esortava i giovani siciliani ad amare! Pur sapendo che c’era un auto carica di tritolo in giro per Palermo che attendeva il momento giusto per colpire.
La mafia scelse giorno, ora e luogo con criminale lucidità…
Una strage nel cuore di Palermo destinata a colpire il magistrato siciliano e la sua scorta: con lui muoiono anche cinque poliziotti. Emanuela Loi (prima donna della Polizia di Stato caduta in servizio, il cui corpo è stato trovato nel giardino di un appartamento al piano terreno dell'edificio), Agostino Catalano, Vincenzo Limuli, Walter Cosina e Claudio Trainama.
Borsellino, proprio come Falcone, conosceva da palermitano ogni sfumatura degli uomini che facevano parte di Cosa Nostra. Ne comprendeva la logica, il codice, le motivazioni, perfino gli sguardi, senza aver bisogno di nessuno che li interpretasse. Un patrimonio che lo rendeva di fatto, insostituibile. E proprio per questo, dopo la morte di Falcone, era il candidato ideale a procuratore capo della nascente procura nazionale antimafia, e quindi a diventare il nemico numero uno di Cosa Nostra.

Dopo aver pranzato a Villagrazia con la moglie Agnese e i figli Manfredi e Lucia, Paolo Borsellino si reca insieme alla sua scorta in via D'Amelio, dove vivono la madre e la sorella. Antonio Villo, l'unico sopravvissuto della scorta, ma gravemente ferito, racconta quello che successe in quel pomeriggio del 19 luglio 1992.
Una Fiat 126 parcheggiata nei pressi dell'abitazione della madre con circa 100 kg di tritolo a bordo, esplode al passaggio del giudice, uccidendo oltre a Paolo Borsellino anche i cinque agenti. L'attentato è stato compiuto alle 17.00 in punto davanti al civico 19. La deflagrazione, di una violenza inaudita, è stata avvertita in gran parte della città. Quando, sull'eco del boato, hanno cominciato a convergere mezzi delle forze dell'ordine, dei vigili del fuoco e autoambulanze, quanti sono arrivati per primi sul posto non hanno creduto ai propri occhi. L'edificio in cui era diretto il magistrato è sventrato alla base e i segni di lesioni consistenti e infissi divelti fino al quinto piano. Una ventina di automobili che bruciavano, cadaveri e resti umani sull'asfalto.
Ufficialmente nessuno era a conoscenza degli spostamenti di Borsellino, che solo all'ultimo minuto, comunicava ai poliziotti addetti alla vigilanza itinerario e destinazione. La mafia comunque sapeva che Paolo Borsellino, e lo aveva dimostrato in molte occasioni circolando solo per le vie di Palermo, non rinunciava ad un minimo di vita "normale". E sapeva che tra le tappe "obbligate" c'era la vista all'anziana madre.









Sonnino in Azione ha deposto un omaggio floreale alla targa in memoria per i giudici Falcone e Borsellino.





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                                                                                                       -SONNINO IN AZIONE- 

venerdì 15 luglio 2016

Attentato di Nizza la nostra vicinanza e solidarietà al popolo francese…

Attentato di Nizza la nostra vicinanza e solidarietà al popolo francese…

Fratelli? Ma quali fratelli? Non sono nostri fratelli assassini e criminali senza patria ne onore!


Tristezza e sgomento per l’ennesimo attentato terroristico a Nizza che ha colpito la Francia e tutta l’Europa.
Ancora una volta le vittime sono cittadini inermi uomini, donne, bambini, anziani senza distinzioni in una tranquilla serata di festa.
Solo una mente perversa e piena di odio può scagliarsi con un camion a tutta velocità su persone che stanno tranquillamente passeggiando su un lungo mare una sera d’estate.
Ci rattrista però ancora una volta constatare la totale inadeguatezza della politica europea ed internazionale incapace di dare risposte con una classe dirigente così scarsa come poche volte si era mai vista.
Molte le domande, le contraddizioni, le colpe che vedono la polizia, servizi di sicurezza francesi ed europei nel mirino, quando invece questi ultimi agiscono e lavorano sulle direttive imposte dai governi… Linee politiche alquanto discutibili che non garantiscono né sicurezza né integrazione e gli esempi ormai sono purtroppo innumerevoli.
Siamo convinti che non si può prevedere perfettamente l’atto criminale di un “fanatico assassino” che può in ogni modo e in ogni momento disseminare terrore ovunque, come ad esempio qualche settimana fa la strage dei nostri connazionali a Dacca nel Bangladesh; ma questi “mostri” non cadono dalle nubi… Sono cittadini francesi, europei, immessi nel forzato circuito del multiculturalismo e pluralismo che sta fragorosamente fallendo, o forse non è mai esistito ma è sempre stata una “bandiera di comodo” di questi governi così “democratici” e “liberticidi” che arbitrano sulle nostre vite.
Idea, quella “democratica” e della falsa morale, che sta annientando l’Europa dei popoli, delle città, delle tradizioni, della cultura.
Diceva Giorgio Almirante: “Democratico è un aggettivo che non mi convince… e in Parlamento so stare senza cedere ai suggerimenti ed alle false tentazioni della democrazia.”
Un clima di terrore quindi, mescolato al politicamente corretto della fratellanza, dell’uguaglianza e della libertà.
Ci si rifà ogni volta a discorsi di comodo…. Tutti fratelli…Ma quali fratelli???
Questi sono criminali senza patria ne onore che drogati nel fisico e nello spirito commettono le peggiori atrocità.
Noi non consideriamo fratelli coloro che ammazzano, uccidono, sequestrano, sottomettono in nome di una religione che ancora ad oggi non condanna e non prende una plateale posizione e che vede proprio nella “sottomissione” la regola principale del loro credo.
Non ci potrà mai essere dialogo e condivisione se da una parte si vogliono abbattere i muri e dall’altra vengono ricostruiti più spessi ed invalicabili di prima.
Non ci potrà mai essere un dialogo se vediamo che nel quartiere belga di Molenbeek, covo degli attentatori di Parigi, o nella città di Marsiglia, vige l’omertà e l’ostruzionismo da parte della comunità islamica.
Non ci potrà mai essere un dialogo con chi “segretamente” predica e interpreta la propria religione.
Da qui nasce il terrorismo più o meno religioso come quello dell’attentatore di Nizza.


Vicinanza al popolo francese ed un pensiero alle vittime del vile attentato di Nizza. R.I.P.


                                                                                                        -Sonnino in Azione-