domenica 22 maggio 2016

In ricordo di Giorgio Almirante 22 maggio 1988- 22 maggio 2016


IN RICORDO DI GIORGIO 
ALMIRANTE…ITALIANO 
D'ALTRI TEMPI, IL FARO 
DA SEGUIRE 
NELL’ATTUALE OBLIO POLITICO ITALIANO.







Segretario…. Non tutto è andato perduto nella tempesta…La fiamma eterna è stata custodita e protetta dai cuori puri che ancora ardono! Saranno la speranza e il futuro. Le radici profonde non gelano! GRAZIE!




“La destra o è coraggio o non è, è libertà o non è, è nazione o non è, così vi dico adesso, la destra o è Europa o non è. E vi dico qualcosa di più: l'Europa o va a destra o non si fa.”   
                                                                                            -Giorgio Almirante-


NOI POSSIAMO GUARDARTI NEGLI OCCHI!




                                                                                         


                                                -SONNINO IN AZIONE-

sabato 5 marzo 2016

Generale Reem Hassan Splendido esempio di Donna Coraggio.


REEM HASSAN SPLENDIDO ESEMPIO DI DONNA CORAGGIO.
L'8 MARZO RICORDIAMOCI ANCHE DI LEI!






“E' nelle tribolazioni che è possibile riconoscere l‘essenza della propria Patria”.

Tra pochi giorni sarà l’8 marzo “Festa della Donna”, ricorrenza volta a celebrare le conquiste sociali e politiche delle donne ma anche a ricordare, per far si che mai più avvengano, violenze e soprusi di cui le donne sono state e purtroppo sono ancora oggi vittime.
Andando come nostro solito “controvento”, vogliamo quest’anno focalizzare l’attenzione al sacrificio delle donne nelle zone che stanno vivendo il dramma della guerra in particolare nei territori dove molti e diversi gruppi armati stanno combattendo contro il fondamentalismo islamico dell’Isis, dove anche le donne sono in prima linea dando prova di grande coraggio e spirito di sacrificio al pari degli uomini, senza distinzioni di ideale e di appartenenza.
Vogliamo rendere il giusto tributo a Reem Hassan, donna-coraggio dell’esercito regolare siriano, impegnata nella guerra contro i terroristi dell’Isis che hanno approfittato della destabilizzazione politica del paese, alle prese con una guerra civile dal 2011, per espandere il loro dominio del terrore sul territorio.  
Reem Hassan era siriana, era un soldato; si era arruolata nell’esercito siriano per difendere la sua Patria e la sua gente armi in pugno. Una splendida giovane. Invece di fuggire aveva preferito restare ed affrontare il nemico. Aveva dunque chiuso in un cassetto la sua laurea in letteratura, il suo master in inglese, i suoi quadri e la sua esperienza come presentatrice nella televisione siriana ed era andata a combattere; dimostrando coraggio e determinazione al punto di meritarsi diverse promozioni sul campo, fino a diventare Generale.
Un generale donna, rimasta uccisa mentre guidava in battaglia la sua unità d’assalto a Ziyrah, sulla piana di Al Gahb.
Ha sacrificato sogni, carriera e femminilità nel sacro nome della Patria. A differenza di altre combattenti donne che hanno come lei coraggiosamente imbracciato le armi per combattere l’Isis, del generale Reem Hassan l’opinione pubblica occidentale ha quasi taciuto il suo eroico sacrificio dato che era “arruolata nelle file non politicamente corretto”.
Noi invece diciamo “Amore e coraggio non sono soggetti a processo!” ONORE AL GENERALE REEM HASSAN caduta per la Libertà, per la sua Patria e per il suo Popolo!

SONNINO IN AZIONE

martedì 9 febbraio 2016

10 FEBBRAIO IL GIORNO DEL RICORDO... LE FOIBE E L'ESODO

GRIDAVANO “LIBERTA’ AI POPOLI” INVECE SCARAVENTARONO NELLE FOIBE QUELLA LIBERTA’!

 NON POSSIAMO NON DOBBIAMO, NON VOGLIAMO DIMENTICARE I FRATELLI ITALIANI MASSACRATI DAI GENDARMI ROSSI!



In occasione del Giorno del Ricordo in memoria dei martiri delle foibe, vogliamo pubblicare queste testimonianze di due sopravvissuti miracolosamente alla furia dei criminali di Tito. Racconti toccanti che fanno rabbrividire al solo pensiero di quello che i fratelli italiani dovettero patire nelle terre dell’Istria e della Dalmazia, terre che ancora chiedono giustizia che forse non avranno mai. All’orrore senza fine degli “infoibamenti” continui e sistematici effettuati per lunghi periodi anche dopo la fine del conflitto, si sommarono anche le violenze dei campi di concentramento titini considerati a volte peggio di quelli nazisti (a detta di chi ebbe la sfortuna di provarli entrambi), poi i tribunali di piazza ai danni degli italiani gettati in mezzo a folle impazzite, fino ad arrivare all’esproprio forzato di terre e di case che portarono al triste esodo di 350.000 italiani circa. Non si fecero distinzioni, vennero perseguitati ex fascisti, partigiani, donne, bambini, anziani soprattutto insegnanti, medici e pubblici funzionari e tutte le fasce che culturalmente potevano ricondurre a qualsiasi forma di italianità. Il tutto con la consapevolezza dei partiti nazionali dell’epoca che spesso furono anche accondiscendenti con i criminali rossi.
Fu vera pulizia etnica ed i suoi esecutori a volte anche “italiani” non vennero mai giudicati e condannati, anzi hanno percepito anche la pensione di guerra erogata dall’ INPS per le loro “eroiche gesta” (piccoli miracoli dello stato italiano).
Una triste pagina della nostra storia taciuta colpevolmente e consapevolmente per troppo tempo, contornata da un “depistaggio storico” che ancora oggi in alcuni tratti non permette di fare piena luce su quel massacro ai danni di uomini, donne e bambini che avevano la SOLA COLPA DI ESSERE ITALIANI!

Sonnino in Azione rende Omaggio ai martiri delle foibe. 

NOI NON DIMENTICHIAMO!

NON POSSIAMO!
NON VOGLIAMO!
NON DOBBIAMO DIMENTICARE!


TESTIMONIANZA DELL’ALLORA TENENTE GRAZIANO UDOVISI (miracolosamente sopravvissuto).
Lei aveva solo 19 anni quando è stato sul punto di morire. Se la sente di raccontare la sua storia? "Io non sono stato catturato, ma mi sono presentato direttamente al comando slavo e non per consegnare le armi, perché ero già in borghese. Rientrato con il mio reparto a Pola di notte, nessuno sapeva del mio ritorno, tranne alcuni dei miei compagni. Non sarebbero riusciti mai a trovarmi, ma uno dei miei sottufficiali, parlando con mia madre, disse che gli slavi li stavano cercando dappertutto e chiese se potevo fare qualcosa. Capii che avevo il dovere di presentarmi al comando slavo per dire che avevo mandato la maggioranza dei miei uomini a Trieste. Solo così, forse, avrebbero smesso di cercarli. Sono intervenuto solo per salvare qualche mio soldato". Ha sortito qualche effetto questo gesto di grande coraggio? “Assolutamente no. Però, ringraziando Iddio, mi sono salvato sia io che il mio amico presentatosi con me. Lui, essendo stato considerato regnicolo, quindi abitante del Regno d'Italia, era stato mandato in un campo di concentramento e per cercare di mantenere buoni i contatti con l’Italia lo hanno considerato prigioniero di guerra, mentre per quel che mi riguarda mi hanno considerato un traditore, perché ufficiale”. Che sentimento è rimasto in lei dopo quella tragica storia? “L'amaro in bocca, anche perché l'Italia ha fatto ben poco. Certo gli slavi potevano ammazzarci in altro modo. Per quale motivo le foibe? Avevano forse cercato di cancellare le loro tracce, nascondendo i corpi martoriati nelle fenditure rocciose". E poi che è successo? "Ad un certo punto ci hanno prelevati in sei e portati in un'altra stanza per torturarci tutta la notte. Dopo mezz'ora non sentivo più nulla, avrebbero potuto anche tagliarmi a pezzettini, ma non me ne sarei reso conto. Ormai il corpo non rispondeva più ai riflessi, era inerme, e quando a un certo momento mi hanno ordinato di alzarmi in piedi, ho cercato di guardarmi intorno: il mio volto era talmente tumefatto, livido e gonfio che vedevo a malapena da due piccole e lunghe fessure degli occhi, dovevo avere la testa rovinata. Ricordo di aver visto un mio compagno di fronte a me, la cui schiena era completamente rossa e mi chiesi per quale motivo lo avessero dipinto di quel colore, invece era tutto il sangue che stava uscendo dalle innumerevoli ferite. Se lui era ridotto in quel modo, se gli altri erano così, allora anch'io ero in quelle condizioni, ma non me ne rendevo conto. E quando ci hanno fatto alzare in piedi per portarci fuori entrarono due ufficiali, un uomo e una donna, la quale disse che il più alto doveva stare davanti alla fila. Nessuno si mosse, allora questo ufficiale mi prese per i capelli, mi strattonò spingendone davanti a lei, la quale senza dire una parola mi spaccò la mascella sinistra con il calcio della pistola. Mi misero alla testa della fila perché ero ufficiale, gli altri erano dietro, ma l'ultimo non ce la faceva a stare in piedi. Forse perché lo avevano massacrato più degli altri, forse perché più debole, non so. Sin dal primo momento di prigionia ci avevano legato le mani dietro la schiena col fil di ferro, per non slegarcele mai più, neanche durante le torture. Si può facilmente immaginare come quei maledetti fili taglienti avessero solcato la carne dei polsi e come continuavano a incidere sulle ferite al minimo movimento. Poi ci misero in fila e ci portarono fuori seminudi, senza scarpe: forse il fresco della notte ha fatto in modo che capissi qualcosa di più, in quanto la testa era completamente imbambolata, il cervello funzionava relativamente. A quel punto altri soldati, ben vestiti, ci portarono fuori, nel bosco, non erano quelli che ci avevano torturato. Dovevano essere dei militari, qualcuno della banda d'accordo con loro e anche borghesi, partigiani comunisti, erano tutti contro di noi. Ci hanno disposti in fila l'uno dietro all'altro, sempre con le mani dietro la schiena e ulteriormente legati insieme tramite un filo di ferro che scorreva sotto il braccio sinistro di ognuno, per formare una fila dritta, fino ad arrivare all'ultimo che, non avendo la forza di stare in piedi, essendo svenuto a terra, era stato legato non al braccio, ma intorno al collo. Ricordo di aver sentito suggerire da due che parlavano in italiano, nel nostro dialetto, di legarlo attorno al collo. Sicuramente durante il tragitto l'ultimo è morto soffocato dal filo che ci legava l'un l'altro. Abbiamo camminato per un viottolo, non so per quanto tempo, ero distrutto e il fil di ferro che mi univa ai compagni era una tortura. Appena riuscii a farlo scorrere leggermente lungo il braccio, fino al polso, mi sembrò un sollievo; in quel momento sono scivolato e caduto. Immediatamente mi è arrivata una botta con il calcio di una mitragliatrice al rene destro. A causa di ciò ho subito tre operazioni al rene, che da quel momento ha sempre prodotto calcoli". Quante altre conseguenze ha avuto?  "Tante. Non solo sono stato leso in modo tale da essere sordo all'orecchio sinistro e al destro ci sento per metà. Ma dal tragitto di trasferimento da Pola fino a Fianona me ne hanno fatte di tutti i colori, mi hanno fatto mangiare della carta, dei sassi, mi hanno sparato vicino alle orecchie, si divertivano tanto a vederci sobbalzare. Mi hanno accompagnato verso un posto e ci hanno detto: "Fermatevi. La liberazione è vicina". Dentro di me ho mandato un pensiero al Cielo. Ho guardato dentro alla foiba, ma non vedevo niente, perché era mattina presto. Giù in fondo si scorgeva solo un piccolo riflesso chiaro. Si sono tirati indietro e quando ho sentito il loro urlaccio di guerra mi sono buttato subito dentro come se questa foiba rappresentasse per me un'ancora di salvezza. Dopo un volo di 15-20 metri, non lo so, sono piombato dentro l'acqua. Venivo trascinato sempre più giù e mi dimenavo con tutta la poca forza rimasta in corpo. Ad un certo momento, non so perché, sono riuscito a liberarmi una mano. Ho immediatamente nuotato verso l'alto e ho toccato una zolla con dell'erba, era in realtà una testa con dei capelli. L' ho afferrata e tirata in modo spasmodico verso di me e sono riuscito a risalire, ringraziando Iddio. Ho salvato un fratello". Questa persona dov'è ora? "E’ andata in Australia, e purtroppo è morta, però ha lasciato la sua testimonianza. Ha lasciato l'Italia, non trovava lavoro, non trovava più pace. Ha sofferto per la lontananza dalla sua terra e per la tortura subita".

DAI DIARI DI MAFALDA CODAN VENNE ARRESTATA A TRIESTE DOVE SI ERA RIFUGIATA NEL MAGGIO DEL 1945.
Anche il padre e gli zii della giovane donna, commercianti e possidenti, erano stati arrestati e infoibati in Istria nell'autunno del 1943.

Il 7 maggio 1945 [...] prendo un libro e vado in giardino. Appena uscita mi trovo davanti tre partigiani comandati da Nino Stoinich con il mitra spianato. Prima di tutto si rallegrano dell'orribile morte dei miei cari e poi mi intimano di seguirli. Vestita come sono, senza poter più né entrare in casa né salutare la mamma, devo seguirli. Con un filo di ferro mi legano le mani dietro la schiena e mi fanno salire su una macchina.[...] Prima sosta, Visinada. Mi portano sulla piazza gremita di gente, partigiani, donne scalmanate, urlano, gesticolano, imprecano. S. mi presenta come italiana, nemica del popolo slavo, figlia di uno sfruttatore dei poveri, tutti cominciano a insultarmi, a sputacchiarmi, a picchiarmi con lunghi bastoni e a gridare: a morte, a morte. [...] A Santa Domenica mi portano davanti alla casa di Norma Cossetto, infoibata nel settembre del 1943, chiamano sua madre, vogliono farla assistere alle mie torture per ricordarle il martirio della sua Norma. La signora, nonostante le severe intimazioni, si rifiuta di uscire, la trascinano a forza sulla porta e, appena mi vede in quelle condizioni, cade a terra svenuta. [...]
Siamo arrivati davanti a casa mia. [...] Si raduna subito una folla scalmanata e urlante: il tribunale del popolo. Stoinich tira fuori un foglio e comincia a leggere le accuse: infondate, non vere, testimonianze false, imposte. Vedo i miei coloni e molte persone aiutate e mantenute gratis da mio padre. Non posso credere ai miei occhi, sono gli stessi che prima "veneravano" la mia famiglia e si consideravano amici, ora sono qui per condannarmi e gridare "a morte". Sono diventati tutti un gregge di pecore, fanno ciò che è stato loro imposto di fare, ora seguono chi comanda, chi promette loro la spartizione delle terre dei padroni. Non posso stare zitta, urlo anch'io, non posso puntare il dito contro quelle bestie mostruose solamente perché ho le mani legate, li chiamo allora per nome, li accuso della morte dei miei cari, dei furti commessi, dei soprusi, dei debiti mai pagati...  e da accusata divento accusatrice. [...] Nell'ex dopolavoro mi attendono tre donne. Mi legano a una colonna in mezzo alla sala, a sinistra e a destra mi mettono due bandiere slave con la stella rossa e sopra la testa il ritratto di Tito. È un druze grande e grosso che dà il via al pestaggio. Con tutta la sua forza comincia a percuotermi con una cinghia. Mi colpisce così forte sugli occhi che noti riesco più a riaprirli. Mi spiace perché ho sempre avuto il coraggio di fissare negli occhi chi mi picchiava. Le sevizie continuano, le donne mi colpiscono con grossi bastoni, con delle tenaglie cercano di levarmi le unghie ma non ci riescono perché sono troppo corte. Una scalmanata, con un cucchiaio mi gratta le palpebre gonfie, ferite e chiuse: "Apri gli occhi che te li levo" mi grida. [...] Più tardi mi fanno fare il giro del paese legata a una catena come un orso, mi segue un codazzo di bambini divertiti. [...] Arriva un carro, mi fanno salire, fanno correre il cavallo e io devo stare in piedi. Le continue scosse mi fanno cadere e, ogni volta, un colpo di mitra mi rialza. In quelle condizioni giro diversi paesi. [...] A Parenzo mi portano nel piazzale del Castello, ora caserma, dove sono radunati gli uomini. [...] Quello che si scaglia furibondo contro di me è Ziri, un mio ex colono che ha avuto tanto bene da mio padre. Dice di essere felicissimo di vedermi in quelle condizioni e spera che tutta la famiglia sia distrutta per essere lui il padrone dei nostri campi.
[Nel castello di Pisino] Tutte le notti, un partigiano dalla faccia cupa e torva, entra nelle celle ed esce con qualcuno che non tornerà più. Quando al lume delle torce cerca sul foglio i nomi, gli occhi di tutti sono attaccati alla sua bocca e un brivido improvviso ci attraversa il corpo. Le urla di dolore di Arnaldo [il fratello diciassettenne, detenuto e torturato nel medesimo carcere] e degli altri suoi compagni di pena mi risuonano dolorosamente nella testa giorno e notte. [...] Una notte la porta si apre e subito mi assale il terrore, questa volta sul foglio c'è anche il mio nome. [...] Io vengo legata braccio a braccio con una giovane incinta. Ci conducono sullo spiazzo del castello dove ci attendono due camion già pieni di prigionieri, con i motori accesi. Ci caricano sul secondo, chiudono le sponde e vien dato l'ordine di partire. In quell'istante arriva di corsa un ufficiale con un foglio in mano e grida: "Alt! Mafalda Codan giù". Mi sento mancare, tremo tutta […]. Il capo mi prende per un braccio, mi accompagna in una casetta di fronte al carcere, mi getta in una stanza buia e mi chiude dentro. [...] Al mattino gli aguzzini tornano felici di aver ucciso tanti nemici del popolo. Li hanno massacrati tutti. Uno entra nella mia nuova "residenza" e mi chiede: "Quanti anni aveva tuo fratello? Non voleva morire sai, anche dopo morto il suo corpo ha continuato a saltare" […].
Una mattina un druze mi accompagna al Comando. Entro in un ufficio, dietro una scrivania siedono due uomini dall'apparenza civile, sono due giudici, uno indossa l'uniforme, l'altro è in borghese. "Hai visite" mi dicono, aprono una porta ed entrano quattro donne scalmanate. "Come? E' ancora viva?" chiedono arrabbiate. "Perché non è "partita" con gli altri? ". Urlano, gridano, vogliono picchiarmi. I due capi glielo proibiscono. Mi accusano di cose inaudite e allora urlo anch'io e, anche questa volta, da accusata divento accusatrice, di cose vere però. Da una frase detta dalle forsennate, capisco che, durante le perquisizioni e i furti perpetrati a casa mia, hanno trovato il mio diario. In un quadernone ho scritto infatti il calvario della mia famiglia iniziato con l'occupazione slavo-comunista del settembre 1943. Ho annotato tutto nei minimi particolari, ore, giorno, mese, avvenimenti, parole dette, tutto [...] e completato con fotografie, documenti importanti e pezzi di giornale. Sono testimonianze che scottano, verità che non si possono negare, che fanno paura, è per questo che vogliono la mia morte. Ora racconto ai giudici tutto quello che è stato fatto alla mia famiglia, cosa ho vissuto, faccio nomi, non riesco a tacere perché ho la coscienza a posto, so di essere innocente, non ho paura di nessuno. [...] Da quell'istante la mia vita cambia. I due capi hanno capito che non ho fatto niente di male. [...] Riacquisto subito la semilibertà, giro da sola senza la scorta di guardie armate e divento la donna di servizio della moglie di Milenko, uno dei capi. È un giovane dalmata, laureato in legge, parla abbastanza bene l'italiano e il francese ed è molto umano. [...] Mangio con loro e, alla sera, ritorno in prigione. Mi trattano umanamente, ma tra noi rimane pur sempre uri rapporto schiavo-padrone. [...] Potrei scappare ogni giorno, ma i miei principi e la parola d'onore data, mi impediscono di farlo. Per nessuna cosa al mondo tradirci la fiducia delle persone che hanno creduto in me. E intanto, pian piano, il grigio sconforto che mi aveva colmato il cuore e la mente negli ultimi mesi, comincia a dissiparsi.


                                                                                 -SONNINO IN AZIONE-















lunedì 8 febbraio 2016

PAOLO DI NELLA PRESENTE!!!



 PAOLO DI NELLA... ANCORA QUI TRA NOI!



CHI LOTTO' PER L'IDEALE NON SARA' MAI DIMENTICATO!



Il 9 febbraio 1983 moriva dopo un agonia di 7 giorni Paolo Di Nella, aggredito alle spalle mentre affiggeva dei manifesti nel quartiere Trieste-Salario a Roma, venne colpito brutalmente alla testa entrando in coma irreversibile.

Una stagione di violenza e sangue per odio politico in Italia che già aveva portato via con se troppe giovani vite da una parte e dall'altra.

Il vile omicidio di Paolo Di Nella segnò la fine di queste tragedie a sfondo politico, dopo i grandi fallimenti delle istituzioni e dello Stato che anche nel passato si erano resi incapaci di gestire queste violenze e di condannarne i responsabili. Dopo questa ennesima tragedia finalmente, anche il mondo politico in modo trasversale da destra a sinistra, cominciò a rendersi conto che per fermare questo odio ideologico serviva una presa di posizione netta soprattutto verso i giovani per non far più considerare loro l'avversario politico come "un nemico da abbattere". 

Paolo Di Nella divenne uno dei simboli di quella generazione giovanile di destra che di lì a poco si impose con i suoi ideali e le sue tradizioni nella scena politica nazionale.


PAOLO DI NELLA PRESENTE!


ONORE A PAOLO DI NELLA! DA CHI E' ANCORA QUI A DIFENDERE QUELLE RADICI CHE NON GELERANNO MAI!






-SONNINO IN AZIONE-








 

martedì 26 gennaio 2016

Giorno della memoria 2016


27 Gennaio Giorno della Memoria




Mai più!
Never again! 
Nunca más!
Nie wieder!
Jamais plus!

Mai più crimini e stragi per odio ideologico!



                                             -Sonnino in Azione-





Le unioni civili, tra conquista sociale e voto di scambio.


LE UNIONI CIVILI, TRA CONQUISTA SOCIALE E VOTO DI SCAMBIO.


La politica nazionale in questi giorni sta trattando un tema molto importante e delicato quello del ddl Cirinnà sulle unioni civili.
Vogliamo subito precisare che non siamo contro le unioni civili, anzi pensiamo che sia giusto regolamentarle per far si che anche persone dello stesso sesso possano vivere la propria unione in libertà, tutelati da uno Stato di diritto.
E’ giusto che persone dello stesso sesso abbiano la possibilità di vedere riconosciuta dallo Stato la loro unione volta anche a tutelare i due contraenti a livello ereditario, economico e pensionistico.
Diversa a nostro avviso invece la questione sulle adozioni dei bambini, certo nella legge si accenna a dei casi specifici come la questione della presenza nella coppia già di un bambino, figlio naturale di uno dei partner e la successiva adozione da parte dell’altro individuo convivente nell’unione civile, ma anche in questo caso non possiamo considerare giusto ed idoneo il concetto di famiglia.
Per noi la Famiglia è da sempre quella tradizionale, formata da uomo e donna che procreano dei figli, la consideriamo come elemento fondante della società civile e prima sfera della cultura e della civiltà nell’individuo.
Questo non vuol dire che le famiglie tradizionali sono obbligatoriamente perfette, sappiamo benissimo i problemi, a volte anche tragici, che emergono all’interno delle famiglie, ma questa non è la qualunquista e politicamente corretta giustificazione che in questi giorni riecheggia, volta ad affermare che due individui dello stesso sesso posso crescere un figlio anche in modo migliore di una famiglia tradizionale che ha dei problemi di disagio sociale, c’è già la legge che si sostituisce alle mancanze di un nucleo familiare non serve la coppia omosessuale.
Quindi secondo noi un bambino può crescere in un ambiente sano e normale solo se allattato da una madre e coccolato da un padre.
Continuando nell’analisi del ddl Cirinnà ci poniamo un'altra domanda che ci porta a pensare che tutto questo clamore nazionale per questa vicenda sia una mossa elettorale bella e buona di questo “sgoverno” affaccendato più ad ingrandire considerevolmente il bacino di voti, dato che, come un noto allenatore di calcio affermava, “sente l’odore dei nemici”, invece di risolvere i reali problemi del Paese.
Si sono posti il problema Renzi, Boldrini e company delle pensioni di reversibilità che giustamente se verrà approvata la legge dovranno riconoscere???
Hanno fatto veramente bene i conti anche con le loro coscienze?
Diciamo questo perché se con la “mitica” legge Fornero hanno condannato migliaia di lavoratori a non poter arrivare alla pensione, dopo che l’Europa dei burocrati ci aveva redarguito pesantemente, sostenendo fondamentalmente che, i fondi erogati per il pagamento delle retribuzioni pensionistiche era nettamente superiore alla media europea, quindi doveva essere ridotto considerevolmente il numero di pensioni aumentando l’età contributiva necessaria al raggiungimento.
Con il riconoscimento della legge sulle unioni civili aumenteranno anche le pensioni di reversibilità?
Non vogliamo dire che sia giusto non erogare la reversibilità ad un individuo nella cui unione civile il cui partner sia deceduto, ma riteniamo anche per una questione di giustizia sociale considerare la condizione che la politica italiana ha obbligato alla maggioranza degli italiani e quindi con questo ddl Cirinnà non pecca di mancanza di coerenza?
Per concludere, purtroppo in modo anche critico, come italiani dobbiamo prendere atto di una cosa fondamentale a nostro avviso. Noi italiani non siamo più riusciti a riempire le piazze (il nostro gruppo lo sostiene da molto tempo) a causa della mancanza di unione e fratellanza di popolo, di organizzazioni, partiti politici e sigle sindacali per protestare contro le politiche del lavoro, sicurezza, sanità, istruzione, mercificazione degli esseri umani con l’immigrazione clandestina attuate dai governi degli ultimi anni. MA riusciamo a riempire piazze per le unioni civili, tema importante ma in questo periodo di forte crisi e disoccupazione non prioritario. Sembrerebbe la resa di un popolo… Ma noi non ci arrendiamo!     #Ri-svegliatiitalia!


                                               -SONNINO IN AZIONE-




giovedì 21 gennaio 2016

La crisi di ideali e di bandiere nella politica italiana. La proposta di Sonnino in Azione all'Amministrazione Comunale.

  
C’ERA UNA VOLTA LA POLITICA FATTA DI BANDIERE E DI IDEALI TRA LA GENTE A SERVIZIO DELLO STATO, OGGI INVECE TALKSHOW, BLOGGER E ZUCCHE VUOTE!


Nell’immaginario collettivo italiano la parola “Politica”, oggi come nel passato purtroppo, è associata sempre più spesso al malaffare, alla corruzione, allo spreco di denaro pubblico, a illeciti volti a favorire lobby e grandi gruppi finanziari, fino ad arrivare a riscosse di pseudo-politici già “trombati” e riciclati ogni volta.

Per noi che siamo sempre stati “controcorrente”, la parola “Politica” vogliamo ancora definirla come un servizio al cittadino ed alla terra di appartenenza, “la Terra dei Padri”, tutelandola anche con priorità ideologiche differenti ma nel rispetto di tutti.
Differenziamo quindi in “buona politica” e “cattiva politica”, la prima nata per creare e portare progresso per il bene di tutti, la seconda per distruggere e regredire solo per rendiconto personale.
Purtroppo innumerevoli sono i casi, soprattutto negli ultimi anni, che hanno portato l’italiano medio ad avere giustamente una concezione estremamente negativa della politica italiana, incapace di dare risposte concrete ai cittadini, smantellando anno dopo anno uno Stato sociale che in alcuni casi era anche un modello per il resto del mondo, merito, anche se a tratti e non senza lati oscuri, della “buona politica” lungimirante attuata negli anni precedenti.
Infatti anche se come popolo ci siamo sempre lamentati, noi siamo stati anche questo, ovvero una grande potenza economica mondiale.
Senza “osannare” quel periodo storico definito della “Prima Repubblica”, non privo di brutti momenti che preferiamo non ricordare.
Ma la “cattiva politica” in questo caso, nel nostro amato Paese ha cancellato anche i momenti floridi nella mente degli italiani.

Basti pensare ai fallimenti politici degli ultimi anni come la Legge Fornero, dove partiti e sindacati hanno consegnato all’Europa lo scalpo dei lavoratori italiani senza pensare alle conseguenze (per esempio operai costretti lavorare pesantemente fino a 68/69 anni o a sostenere orari di lavoro assurdi nelle industrie). 
I nostri attuali fenomeni politici pensavano forse che tutti gli operai sono impiegati in giacca e cravatta, con tutto il rispetto per questa categoria.
Poi a seguire le leggi che la politica italiana ha approvato per i capricci dell’Europa, come le assurde tassazioni alle imprese dei settori agricoli, manifatturieri e artigiani che erano il motore ed il vanto della nostra Italia, con una moltitudine di imprenditori caduti in disgrazia per queste scelte a nostro avviso criminali.
Le politiche “oscene” messe in atto per il contrasto alla disoccupazione soprattutto giovanile, per la sanità alle prese con le continue ruberie e furbate, la sicurezza e l’istruzione. E molto molto altro… non vogliamo dilungarci troppo.
Quindi una crisi di ideali politici che ha colpe e colpevoli, ovvero la classe politica dirigente degli ultimi 20/30 anni, che si affacciò nella scena nazionale come “la Seconda Repubblica”, forse più vecchia della prima, che non si è limitata “solo” (per usare un eufemismo) a distruggere quanto di buono questo Stato aveva, ma ha spazzato via anche le bandiere e i nobili ideali politici che partiti storici rappresentavano, come la Destra sociale e la Sinistra storica; partiti che nei decenni del dopoguerra hanno animato la scena politica italiana con battaglie sociali che oggi al solo pensiero farebbero rabbrividire questi quattro sciacalli che provano a governarci, senza riuscirci ovviamente.
Qualcuno di questi personaggi ha provato a riabilitare questi partiti fallendo miseramente, perché quello che ancora non vogliono capire è che un partito o un idea, qualsiasi essa sia, deve stare tra la gente, rispondere ai bisogni della gente e combattere per la gente. Invece NO! Vogliono rimanere nella loro campana di cristallo. Ma d’altronde cosa ci si può aspettare da chi non sa nemmeno cosa sia la militanza giovanile?
Però non è sempre stato così, anche nella politica ci sono state delle personalità che hanno nobilitato il ruolo di rappresentante del popolo, che hanno dedicato la loro intera esistenza al servizio della Nazione e dell’ideale politico e che hanno guadagnato l’affetto, il rispetto e la fiducia di moltissimi italiani. Uomini che non hanno MAI considerato l’avversario politico come un nemico da abbattere, anche nei tempi in cui purtroppo la nostra storia è stata macchiata di crimini ed omicidi politici.
 Molte le personalità politiche italiane degne di nota, che possono piacere o meno, che si sono distinte per spirito di appartenenza partitica al servizio del popolo con onestà e sacrificio, a nostro avviso in particolare: Giorgio Almirante segretario storico del Movimento Sociale Italiano nostro punto di riferimento ideologico, Enrico Berlinguer segretario del Partito Comunista Italiano e Alcide De Gasperi primo capo del governo dell’Italia repubblicana e cofondatore della Democrazia Cristiana.
Uomini che hanno lottato per i propri ideali e per la gente che rappresentavano e che oggi anche con nostalgia mancano nel “deserto politico italiano”, fatto solo di belle facce e di politicamente corretto!

Alcide De Gasperi, grande statista della politica italiana, cofondatore della Democrazia Cristiana e primo capo del governo dell’Italia repubblicana, uomo dal grande spessore morale considerato anche uno dei padri fondatori della Repubblica Italiana e dell’Unione Europea (non quella che è diventata oggi però). Affrontò con grande dignità le trattative di pace del dopoguerra, molto sfavorevoli all’Italia considerato un paese sconfitto e da sanzionare pesantemente; riuscì ad evitare, almeno in parte, la perdita di alcune zone del territorio italiano ed a stringere accordi economici per la ricostruzione nazionale.
Si dedicò instancabilmente a contribuire alla pacificazione politica del Paese che presentava ancora enormi ferite e divisioni causate dalla guerra.
Molto impegnato nel sociale con lo sguardo sempre rivolto alla giovane generazione italiana, su cui riponeva molte speranze di progresso per il futuro democratico e repubblicano della Nazione.
Alla sua morte avvenuta lontano dalla scena pubblica seguì un’onda di commozione generale in tutta la Nazione ed in ogni sfera politica.

Enrico Berlinguer, storico segretario del Partito Comunista Italiano, il più amato ed ammirato esponente della sinistra italiana del dopoguerra. Guidò il suo partito con onestà e rispetto verso tutti, abbattendo barriere ideologiche ed anche imposizioni dell’URSS che ne impedivano lo sviluppo e la trasformazione in un moderno partito. Fervido sostenitore dell’Eurocomunismo che vedeva il PCI come perno centrale dei movimenti comunisti europei. Aprì al dialogo con ogni forza politica e con l’ambiente cattolico fino ad allora estremamente ostile al partito.
Portò alla ribalta del dibattito politico italiano “la questione morale”, in un periodo di forte crisi politica fatta di scandali, corruzione e malaffare, tesi mirata ad un appello al popolo italiano a non sostenere più quei partiti che dal dopoguerra governavano la cosa pubblica in maniera non pulita, avendo contribuito alla creazione di un ramificato sistema di controllo volto alla perpetuazione del potere. (Vogliamo aggiungere, quanta attualità in queste battaglie…).
Enrico Berlinguer morì qualche giorno dopo un malore accusato durante un comizio, che non volle interrompere, proseguendo fino allo stremo delle forze. 

Giorgio Almirante, storico segretario del Movimento Sociale Italiano fondato nel 1946 con altri reduci della RSI, padre della destra repubblicana, politico, grande oratore e gentiluomo d’altri tempi. Nel dopoguerra assunse il delicato e complesso compito di caricarsi sulle spalle il peso politico del movimento di ispirazione fascista e di inserirlo nella vita politica della neonata Repubblica Italiana, predicando rispetto per le nuove istituzioni e regole democratiche scelte dal popolo. Suo il grande merito di contrastare e prendere le distanze da atti violenti e comportamenti antidemocratici, indicando la giusta via da seguire senza “rinnegare ne restaurare”, quest’ultima frase fu la vera apertura al “nuovo mondo” che andava delineandosi. Difficili furono anche i momenti degli “anni di piombo” a causa degli omicidi politici perpetrati dai gruppi armati di destra e di sinistra, in cui molti giovani persero la vita. Almirante condannò sempre duramente il terrorismo sostenendo che l’avversario politico non doveva mai e poi mai essere considerato un nemico da abbattere, ma un interlocutore con cui confrontarsi anche aspramente ma in modo rispettoso e democratico.
Alla morte del segretario del PCI Enrico Berlinguer, si recò a rendere omaggio alla camera ardente tra lo stupore generale del mondo politico italiano. Erano tempi in cui ancora era impensabile un dialogo tra quelle parti diametralmente opposte.
Portò avanti il suo progetto politico fino a che i problemi di salute non glielo impedirono, creando una futura classe dirigente nel partito che proseguisse negli anni successivi sulla strada che lui aveva faticosamente tracciato.
Morì nel 1988 dopo aver vissuto una vita di lotta per difendere la libertà di quella parte d’Italia che si vedeva rappresentata dalla sua bandiera. Venne definito il “leader della generazione che non si è arresa”. (Ci manchi Segretario!).

Questi uomini, così ideologicamente diversi e che difesero bandiere totalmente opposte tra loro, sono esempi puri della buona politica italiana, alla quale hanno dato tutto se stessi fino all’ultimo giorno della loro esistenza, senza sfruttare alcun vantaggio che la politica poteva offrire, per rendiconto personale, servendo in modo esemplare ed autentico il popolo che rappresentavano proiettando la politica e la cultura italiana nel futuro.
Noi di Sonnino in Azione quindi, faremo una richiesta ufficiale al Sindaco ed all’Amministrazione Comunale di Sonnino, chiedendo se possibile, di intitolare 3 strade o luoghi del nostro paese a Giorgio Almirante, Alcide De Gasperi, Enrico Berlinguer per rendere un doveroso tributo a questi 3 grandi uomini della politica italiana e come esempio soprattutto per i giovani perché possano conoscere le loro storie, le loro battaglie e le loro idee. Perché a nostro avviso loro sono stati veramente i politici per eccellenza a cui l’Italia politica deve tutto! E vedendo la situazione in cui desta la politica nazionale, gli odierni rappresentanti del popolo dovrebbero TUTTI rispolverare (se mai lo abbiano fatto almeno una volta) gli insegnamenti che questi uomini ci hanno lasciato. La coscienza, se ancora la possiedono, dovrebbe schiaffeggiarli. 


“Se volete un motto che vi ispiri e vi rafforzi, ricordate: Vivi come se tu dovessi morire subito. Pensa come se tu non dovessi morire mai.”
Giorgio Almirante


«La questione morale esiste da tempo, ma ormai essa è diventata la questione politica prima ed essenziale perché dalla sua soluzione dipende la ripresa di fiducia nelle istituzioni, la effettiva governabilità del paese e la tenuta del regime democratico. »
Enrico Berlinguer


“Un politico guarda alle prossime elezioni. Uno statista guarda alla prossima generazione.”

Alcide De Gasperi



SONNINO IN AZIONE